Complice
l’embargo tolto solo di recente, la Libia è ancora
trascurata dal turismo di massa, nonostante sia un paese
sicuro e non toccato dall’ondata violenta dell’integralismo
islamico che ha travolto la vicina Algeria. Ha moltissimo
da offrire: oltre al fascino del deserto, un ricchissimo
patrimonio di pitture e graffiti rupestri, a ricordo di quando
il Sahara era verde, l’architettura di terra delle
sue città oasi e rovine greco-romane fra le più belle
del Mediterraneo. Insomma ce né per tutti: per chi
ama l’avventura e la natura selvaggia, ma anche per
gli appassionati di storia, arte ed archeologia.
Sahara significa “grande vuoto” in lingua araba.
Sicuramente un viaggio nel deserto è sempre di grande
bellezza, è un viaggio impossibile da dimenticare, ma
anche difficile da raccontare senza rischiare di cadere nei
soliti luoghi comuni: “Magici tramonti”, “cieli
trapuntati di stelle”,”dune spettacolari.
Nel deserto tutto il cosmo si riduce a pochi elementi. Il deserto
rappresenta l’universo ridotto all’essenziale:
la sabbia, il sole, le stelle di notte, il silenzio, il calore
del giorno. Niente si frappone tra te e Dio, fra te e l’universo.
Il deserto non è per coloro che provano l’angoscia
del silenzio e della solitudine, che non sono capaci di ridurre
al minimo i propri bisogni almeno per il breve intervallo di
una vacanza, che si spaventano nel confrontare l’infinitamente
grande e l’infinitamente piccolo, i tempi incommensurabili
dell’universo e quelli minuscoli dell’uomo.
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